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Noah Falstein, quarant’anni di videogiochi tra LucasArts, Google e nuove frontiere del game design

Dai primi grandi classici dell’industria videoludica alla realtà virtuale, dalla consulenza per i giochi «seri» al lavoro sull’educazione: la carriera di Noah Falstein racconta l’evoluzione del videogioco da prodotto d’intrattenimento a piattaforma capace di incidere su cultura, formazione e salute.

C’è un modo particolarmente efficace per raccontare la storia dell’industria dei videogiochi: seguirla attraverso le persone che, prima ancora delle tecnologie, ne hanno contribuito a definire il linguaggio. Noah Falstein appartiene a questa categoria.

Professionista dello sviluppo videoludico dal 1980, Falstein ha attraversato oltre quattro decenni di trasformazioni dell’industria, lavorando su generi, piattaforme e modelli produttivi profondamente diversi tra loro. Il suo ruolo più noto è quello di game designer, ma nel corso della carriera ha ricoperto praticamente ogni funzione possibile all’interno di un progetto: direttore creativo, produttore esecutivo, responsabile di progetto, sceneggiatore, programmatore e consulente.

Una versatilità che, nel suo caso, non è soltanto un elenco di incarichi. È la conseguenza di una carriera costruita all’incrocio tra tecnologia, narrazione, progettazione dell'esperienza e capacità di guidare team creativi.

Dagli arcade ai grandi classici LucasArts

Gli inizi della carriera di Falstein coincidono con una fase pionieristica dell'industria, quando il videogioco stava ancora definendo le proprie regole e il ruolo del game designer era molto meno codificato rispetto a oggi.

Tra i primi titoli di rilievo ai quali ha contribuito figurano Sinistar, uno dei titoli arcade più riconoscibili della sua generazione, e alcuni dei giochi che avrebbero contribuito a trasformare l'avventura grafica in uno dei generi più importanti degli anni Ottanta e Novanta.

Il percorso passa anche da The Secret of Monkey Island e dal suo seguito, oltre che da Indiana Jones and the Last Crusade e Indiana Jones and the Fate of Atlantis. Sono produzioni che rappresentano una stagione irripetibile per LucasArts, nella quale tecnologia, umorismo, scrittura e design convergevano per costruire esperienze narrative allora innovative.

È proprio in questo contesto che Falstein ha avuto l'opportunità di condurre sessioni creative per team di LucasArts che comprendevano personalità del calibro di George Lucas e Steven Spielberg. Un'esperienza che restituisce bene la particolare posizione occupata dal game designer all'interno di una grande produzione: non soltanto progettare meccaniche e livelli, ma contribuire a trasformare un'idea creativa in un'esperienza interattiva.

Dal videogioco all'esperienza

Con il passare degli anni, il campo d'azione di Falstein si è progressivamente allargato oltre il perimetro del videogioco tradizionale.

La sua attività di consulenza lo ha portato a lavorare su progetti molto diversi: dai giochi casual e social alle produzioni AAA, fino ai cosiddetti serious games, dove le logiche del game design vengono applicate a obiettivi che vanno oltre l'intrattenimento, come formazione, educazione e salute.

È un'evoluzione significativa anche dal punto di vista industriale. Il game design, infatti, non è più necessariamente legato alla sola costruzione di un prodotto destinato a essere giocato nel tempo libero. Le stesse competenze utilizzate per progettare una buona esperienza videoludica possono essere applicate alla formazione, alla comunicazione, alla simulazione e persino alla medicina.

Falstein ha seguito questa trasformazione in prima persona.

Quattro anni a Google e la stagione delle nuove tecnologie

Un altro capitolo importante della sua carriera è rappresentato dai quattro anni trascorsi come Chief Game Designer presso Google.

È un incarico che testimonia quanto il game design sia diventato una competenza strategica anche al di fuori dell'industria videoludica tradizionale. In una grande azienda tecnologica, progettare un'esperienza significa infatti confrontarsi con ecosistemi digitali, nuovi dispositivi, comportamenti degli utenti e modalità di interazione che cambiano rapidamente.

Parallelamente, Falstein ha lavorato su progetti di realtà virtuale e realtà aumentata, oltre che su diverse forme di giochi seri. Anche in questo caso il filo conduttore è l'esperienza dell'utente: comprendere come una persona interagisce con un sistema e progettare quell'interazione affinché produca un risultato efficace, coinvolgente e, quando necessario, misurabile.

Quando il game design entra nella medicina

Tra i risultati più particolari della sua carriera c'è il contributo alla progettazione del primo, e finora unico, videogioco approvato dalla FDA come terapia e dotato di certificazione CE.

È un passaggio che segna simbolicamente l'evoluzione del videogioco da semplice medium di intrattenimento a strumento potenzialmente utilizzabile in contesti regolamentati e ad alta responsabilità.

Dietro questa trasformazione c'è una disciplina, quella del game design, che deve necessariamente dialogare con competenze diverse: medicina, psicologia, tecnologia, ricerca e regolamentazione. Il valore del progetto non risiede dunque soltanto nella tecnologia impiegata, ma nella capacità di costruire un'esperienza interattiva che possa rispondere a requisiti molto più stringenti di quelli normalmente richiesti a un prodotto di intrattenimento.

Il ritorno allo Skywalker Ranch

Oggi Falstein ricopre il ruolo di Director of Experience Design presso la George Lucas Educational Foundation, portando la propria esperienza nel territorio dell'educazione e della progettazione delle esperienze.

E il percorso ha assunto una curiosa forma circolare: dopo una pausa di 35 anni, Falstein è tornato a lavorare allo Skywalker Ranch.

È un ritorno che ha anche un valore simbolico. Quello che negli anni Ottanta era un luogo legato alla nascente industria dell'intrattenimento interattivo è oggi parte di un ecosistema nel quale tecnologia, storytelling, educazione e progettazione dell'esperienza sono sempre più intrecciati.

La traiettoria professionale di Noah Falstein, in questo senso, racconta qualcosa di più della carriera di un singolo game designer. Racconta l'evoluzione di un'intera industria.

Dal pixel degli arcade alla realtà aumentata, dalle avventure grafiche ai giochi social, dai blockbuster alle applicazioni per la salute, il principio resta sorprendentemente attuale: progettare un'esperienza significa prima di tutto capire come le persone pensano, imparano, decidono e interagiscono.

Ed è forse proprio questa capacità di muoversi tra discipline diverse ad aver permesso a Falstein di attraversare oltre quarant'anni di storia del videogioco senza rimanere legato a una sola epoca, tecnologia o definizione del mestiere.

Dal game design all'experience design, il suo percorso riflette così una trasformazione più ampia: quella del videogioco da industria dell'intrattenimento a laboratorio permanente di tecnologia, cultura ed esperienza umana.

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